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I percorsi
escursionistici di seguito riportati sono tratti da "da BELLARIA
IGEA MARINA alle sorgenti del Fiume Uso",a cura del Comune di Bellaria
Igea Marina Assessorato al Turismo.Autori della Guida:Stefano Campana,Gualtiero
Gori,Giuseppe Prosperi.
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Si parte dalla Colonia dei
Ferrovieri, in direzione del portocanale, prima del quale, a sinistra
(Via dei Saraceni) si risale il lungofiume dove sono ormeggiate le ultime
"battane" da pesca. Alla via Ravenna, si prende a sinistra,
e di nuovo a destra per oltrepassare il cavalcavia; si costeggia la fornace
Varni, oggi in disuso, e si giunge ad un crocicchio. Nella campagna
attorno vi sono case rustiche, fra le quali, ben conservata nella tipologia
originaria è quella della famiglia Poggi. Proseguendo diritto (Via Donegaglia)
si giunge alla ex Abbazia Olivetana, trasformata in casa colonica. Qui
la campagna conserva il suo fascino; e a piedi si può raggiungere il luogo
di un anticoguado sul fiume. Imboccando la via San Vito, a sinistra,
si incontra il castello Benelli immerso nel verde, e si arriva alla Chiesa
di Bordonchio. Si prende la via Ennio e, all'altezza del cimitero, una
brusca discesa ci ricorderà di essere sulla greppa, l'antica linea
di costa. Poche centinaia di metri a sinistra una strada ci invita poi
a passeggiare nel Parco Urbano fino a raggiungere il "Lago del Gelso".
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Si parte da via Ennio, il centro urbano di
Igea Marina; si sottopassa la ferrovia e si prende a sinistra (vie Calatafimi
e Teano) raggiungendo un rettilineo (Via Garibaldi) fiancheggiato da colture
ortive e laghetti, che ci porta alla zona della Valletta. In fondo si
incrocia la via Castellabate (il Viale dei Tigli), alla fine della quale,
oltre la Statale, si trova Castellabate; oggi, dell'antico palazzo distrutto
in guerra, resta parte della cinta muraria. Gli anziani ci raccontano
di quando quell'ombroso viale, percorso in carrozza, conduceva i nobili
residenti di quel palazzo alla marina. Ripercorrendolo, in fondo a sinistra,
si riprende via Garibaldi fino ad incontrare a destra la via dei Mille,
che conduce al Parco Pavese ed alla spiaggia libera.
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Nelle immediate adiacenze
dell'argine destro, sul piano di campagna, poco dopo la ex fornace Varni,
si nota una folta macchia alberata di impianto artificiale. L'insieme,
per quanto attualmente poco praticabile e di modestissima estensione,
risulta interessante per l'impressione di naturalità rispetto al circostante
paesaggio e per la
sua struttura. Cerri e pini domestici con individui d'alto fusto dominano
un sottostante strato arbustivo con olmo comune, biancospino, acero campestre,
roverella, ligustro.Un tappeto erbaceo di edera copre quasi integralmente
il suolo.La sommità pianeggiante dell'argine consente un'agevole penetrazione
lungo l'intero tratto,in posizione elevata.Nella eventualità il percorso
può alternarsi anche sul sottostante piano di campagna.Si suggerisce di
partire poco dopo la fornace,sull'argine destro,dopo avere attraversato
la macchia di cui si è detto,a lato di una piazzola utilizzabile come
parcheggio.Il percorso in linea di massima può snodarsi interamente sull'argine
destro fino al punto di arrivo situabile all'altezza della Provinciale
per S. Mauro,dove l'Uso si trova nelle immediate adiacenze della strada.
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Chi
ama muoversi a piedi ha la possibilità di ripercorrere il tracciato dell'ex
linea ferroviaria S. Arcangelo-Fabriano.La linea fu pensata agli inizi
del '900,ma non fu mai attivata.Oggi è interessante risalirla da Santarcangelo
a Verucchio osservando i tratti di massicciata,i caselli ferroviari e
la stazione situata a Poggio Berni.
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L'itinerario
consente di prendere contatto con gli aspetti ambientali della collina
sviluppandosi in posizione panoramica.Il tracciato domina da destra la
valle del Rio Morsano e buona parte della Valle dell'Uso.Una sosta a Torriana
con la breve ascesa al monte sul quale svetta il rudere della torre è
d'obbligo. Di qui è possibile apprezzare gran parte del territorio che
per i suoi valori è stato destinato a oasi faunistica dalla attuale Provincia
di Rimini.In auto si può proseguire fino al nucleo Case di Rontagnano
dopo aver lasciato sulla sinistra il Castello di Montebello,proseguendo
sullo spartiacque che separa la Valle dell'Uso dalla Valle del Marecchia.Da
questo punto inizia un circuito tra Marche e Romagna che consente di penetrare
i settori alti della Valle del Rio Morsano e di avvicinare alcuni rilievi
posti a cavallo del limite di provincia.Lasciata l'auto ci si può dirigere
a destra e procedere in senso antiorario lungo strade bianche e carraie.Si
supera a sinistra il rilievo di Monte La Costa (395m) e,per un tracciato
tortuoso,si torna al punto di partenza aggirando a destra il Monte Leta
(405m) e il Monte Matto (378m).
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Dal
ponte sul Marecchia di Verucchio si sale sulla sinistra costeggiando il
fiume verso Villa Palazzi, da dove una sterrata in discesa conduce al
Santuario della Madonna di Saiano che si può aggirare completamente. Dal
Santuario una strada molto ripida, a metà della quale si trova una sorgente,
conduce a Montebello. A Montebello, si gira a sinistra per Case di Rontagnano,
poco dopo una strada a sinistra immette in un bosco fino ai punti panoramici
di Monte Leta e Monte Matto da cui sempre attraverso Case di Rontagnano,
si rientra per Montebello e Torriana al punto di partenza.
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Dal
"Centro di pesca sportiva e tiro con l'arco" di Masrola una
strada bianca conduce a Ginestreto, Alessio, e al Passo del Grillo, dove
si svolta sulla destra per Massamanente; percorsi un paio di Km. si svolta
a sinistra percorrendo una strada di crinale molto panoramica che conduce
a Montetiffi: da qui sulla provinciale si discende verso Masrola. Dal
crinale sono possibili deviazioni verso Collina, Talamello e il Monte
di Perticara.
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Dal centro
Sportivo di Poggio Berni,si percorre la strada provinciale in direzione
Torriana per 2 km svoltando poi a destra per svolta per Trebbio.Tenendosi
sulla sinistra si guada l'Uso e si raggiunge la Provinciale e la si segue
fin quasi a Ponte Uso dopo averattraversato Marsola,ai piedi della polverosa
e grande cava della Calbana.La salita a Sogliano si svolge per una carraia
che parte nei pressi di un acquedotto comunale.Da Sogliano si raccomanda
la deviazione a San Giovanni in Galilea per gli eccezionali panorami.Il
rientro a Poggio Berni può avvenire da Borghi attraverso la via
Medrina.
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Un esempio
di selva a castagno è localizzato presso Uffogliano.Si raggiunge
da Ponte Santa Maria Maddalena seguendo l'indicazione per questo borgo.Raggiunta
la chiesa si prosegue lungo la strada bianca che aggira il monte per un
buon tratto.Un cartello che reca l'esotica denominazione di -giungla dei
castagni-,indica il tratto di strada carrozzabile che conduce nel bel
mezzo del castagneto.
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Il percorso
si sviluppa interamente in una delle zone naturalisticamente più
interessanti e suggestive dell'intera Valle dell'Uso.E' possibile percorrere
un lungo tratto di greto a partire dalla confluenza con l'Uso e di Tornano,all'altezza
di Ponte Uso.Non vi è un sentiero vero e proprio tranne che per
un breve tratto che si sviluppa nei boschi del versante sinistro,sentiero
che va intrapreso per aggirare gli ostacoli presenti in greto consistenti
in grandi massi e pareti ripide.Non si tratta quindi di un tragitto agevole,ma
l'esecuzione risulta indubbiamente stimolante per le notevoli attrattive
ambientali.La valle si presenta quasi costantemente con versanti ripidi e boscosi. Il tratto
sottostante l'abitato di Montetiffi presenta un aspetto rupestre, spoglio
e arido, con spunti panoramici particolarmente selvaggi. Il cammino si
svolge in gran parte sul greto ghiaioso o sulle rocce affioranti che hanno
assunto profili e forme interessanti a causa dell'erosione fluviale.Le
rocce si presentano profondamente incise e modellate e conferiscono a
tratti del fondovalle un aspetto da canyon. La corrente fluviale ha scavato
gole, canali, cascatelle e profonde cavità simili a "marmitte".
Purtroppo non tutto il torrente è percorribile in quanto, in vista di
Montetiffi, un'alta parete e ripidissimi versanti impediscono la risalita.
Ai Iati dell'alveo si incontrano però carraie che consentono di risalire
i versanti in direzioni opposte con possibilità di variare il percorso.
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La
catena di rilievi che comprende il Monte Pincio,il Monte della Perticara
e il Monte Aquilone situato tra i due, costituisce un vasto complesso
naturalistico di notevole interesse. Il
punto di inizio dei sentieri che si diramano sulla piccola catena è ituato
presso il Museo Storico minerario, all'interno del quale, oltre a eperti
archeologici, mineralogici e testimonianze delle attività estrattive,
è 'onsultabile una carta della viabilità della zona. Il monte è posto
sotto 'incolo paesaggistico. Alcuni angoli conservano ampi connotati naturali,
più evidenti sui versanti ripidi, a ridosso di pareti rocciose o in prossimità
lei grandi macigni arenacei sparsi nel bosco. Uno di questi giace in bilico
u un blocco di puddinga, testimonianza di lontani eventi geologici, Il
,fonte della Perticara funge da cerniera tra i due rilievi. Dalla sommità,
occupata da un ristorante simile a un rifugio alpino, si osserva un panorama vastissimo. Il monte è tutto arnrnantato
a pineta tranne la ripidissima parete rivolta a mare, la cui vegetazione
è in continuità con quella che ricopre gli adiacenti versanti del Pincio.
La pineta cela reperti che risalgono alla preistoria e i ruderi di un
oratorio paleocristiano. Il monte è percorso da una strada che inizia
in prossimità di Perticara e sale alla vetta.Il
Monte Pincio merita una particolare attenzione. E' il rilievo più originale
dei tre. La difficile accessibilità di alcuni settori ha comportato la
conservazione di consorzi vegetali di elevata naturalità, poco compromessi
da interventi umani, presenze floristiche non comuni o rare, fauna varia
e di elevato significato ecologico. Anche il Monte Pincio è solcato da
una strada che conduce alla sommità (850m). Consigliamo di dirigere a
destra da Novafeltria seguendo le indicazioni per Talamello e Monte Pincio.Talamello è un antico borgo posto
ai piedi del monte.Di qui si prosegue er Perticara seguendo versanti boscosi.
A Cà Francescone una strada sulla destra porta alla vetta dopo ripetuti
tornanti. Un itinerario che collega i tre monti dei
quali abbiamo accennato è il ,eguente. Dal Museo Storico minerario di
Perticara, un sentiero percorre il Monte Acquilone per un lungo tratto
fino a un piazzale situato lungo la strada che sale al Monte della Perticara.
Si discende dalla stessa fino alla frazione "Le Greppe" dalla
quale inizia una strada bianca. Ben presto questa diviene un sentiero
che dirige alla vetta del Pincio tra la fitta vegetazione.
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Si
suggerisce di iniziare dal borgo di Montetiffi dove, affacciandosi verso
la valle dall'abbazia, si domina l'intero territorio e si ha modo di valutarne
le caratteristiche morfologiche e paesaggistiche. Scendendo tra le case
in direzione est è possibile raggiungere il vallone sottostante lungo
un ripido versante con rada flora erbacea e arbustiva di tipo rupestre.
La discesa è consigliabile solo a persone esperte a causa delle difficoltà
e dei rischi del fondo accidentato e in forte pendenza. Un'alternativa
consiste nel proseguire in auto nel fondovalle dal borgo abitato tenendo
sempre la propria sinistra. Lasciata Montetiffi si raggiunge e si supera
uno stretto ponte o il guado posto alla sua destra e si lascia l'auto
all'inizio di una carraia che si distacca a sinistra subito dopo. Questa
segue il fondovalle in direzione del mare affiancata da un costone boscoso
situato sulla destra. Il costone si presenta particolarmente suggestivo
e presenta specie vegetali rare o poco comuni quali il borsolo, l'acero
minore, lo scotano. Si perviene, dopo poche centinaia di metri, ad una
stretta gola, altrimenti raggiungibile dal percorso di versante del quale
si è accennato in precedenza. La zona è di grande effetto paesaggistico
e di notevole rilevanza naturalistica. Raggiunto un vecchio muraglione
che sosteneva una canalizzazione per un vicino mulino, si prosegue lungo
il greto scavato nella roccia. Ci si trova ad un tratto sotto un antico
quanto inaspettato ponte ad un'arcata e, subito a valle, si scorge il
vecchio mulino abbandonato di cui si è detto, addossato alla parete rocciosa.
Queste costruzioni risultano straordinariamente inserite nel suggestivo
paesaggio che le circonda. Da questa località è possibile risalire i versanti;
il passo è però sbarrato poco a valle del mulino da un'alta parete trasversale
all'alveo.
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